L'uso dell'imboccatura rende il cavallo più sicuro

Il cavallo con l’imboccatura è più sicuro?

Imboccature e sicurezza

Sfatiamo questo mito durato ormai troppo: l’uso dell’imboccatura non rende l’equitazione più sicura!
La vera sicurezza dipende dalla preparazione del cavaliere, del cavallo e dalla fiducia reciproca che ha come basi la stima e il rispetto.

 

Un cavallo con l’imboccatura è incline all’obbedienza soltanto per il dolore che questo strumento gli procura, ma è importante ricordare che un cavallo nel panico non è di certo facile controllarlo nemmeno con un’imboccatura.

 

Facciamo un gioco: supponiamo che tu sia all’interno di un edificio in fiamme, una situazione che mette indubbiamente a rischio la tua vita. Sicuramente entreresti nel panico e inizieresti a correre, cercando disperatamente una via di uscita. Interromperesti la tua fuga se uno sconosciuto, o meglio ancora se qualcuno di cui non hai stima e non ti fidi cercasse in tutti i modi di bloccarti? Come ti sentiresti?

 

Ora immagina di essere nella stessa situazione descritta sopra ma accanto a te c’è un vigile del fuoco di cui hai grande stima e fiducia che ti esorta alla calma, chiedendoti di ascoltarlo e lasciarti guidare verso l’uscita.

 

Ovviamente in caso di difficoltà tutti noi vorremmo avere accanto qualcuno di cui abbiamo fiducia e stima, per poter affrontare l’evento con la competenza e la calma necessaria per superarlo.

 

I cavalli sono esattamente come noi, si affidano ad un partner di cui hanno stima, che rispettano, che sia affidabile e che abbia le giuste competenze per poter gestire il suo stato d’animo del momento. 

 

L’imboccatura, nonotante il dolore che procura, conterrà con difficoltà un cavallo realmente nel panico, al contrario un’ottima partnership e una buona preparazione semplificano e di molto la gestione di situazioni complicate. 

Il cavallo infatti non si ferma perchè usiamo filetti, morsi, chiudibocca o abbassatesta, ma grazie alla fiducia e stima che ripone nel suo cavaliere. Un cavallo che si fida e ha stima del cavaliere riuscirà a gestire le proprie emozioni con molta più facilità.

Imboccature e pressioni

Gli effetti dell’imboccature variano sicuramente in funzione di chi le utilizza e dalla pressione applicata, ma rimane comunque uno strumento che personalmente ritengo di tortura.

 

Te lo motivo. Varie ricerche hanno dimostrato che un cavallo accetta volontariamente, in cambio di un premio in cibo, una pressione media in bocca di 700 grammi (https://doi.org/10.1111/j.2042-3306.2010.00151.x). Sempre le ricerche hanno dimostrato che i cavalieri applicano nelle discipline con contatto, tipo dressage, una forza che varia da 1,4 a 6 chilogrammi.

 

Quindi è evidente che l’imboccatura nelle mani del cavaliere più esperto applica come minimo una pressione doppia a quella accettabile per un cavallo.

In sintesi

Per poter stabilire una connessione basata sulla relazione, che sia sicura, e quindi fare anche a meno dell’imboccatura è di fondamentale importanza tenere ben a mente alcuni punti essenziali:

 

  • Il cavaliere deve essere formato per gestire il cavallo, anche in situazioni difficili. Deve conoscere la psicologia equina, l’attrezzatura e le manovre per la gestione (redine diretta, indiretta, di controllo, manovre di sicurezza, ecc…).
  • Il cavaliere deve addestrare il proprio cavallo all’ascolto, stabilendo una connessione basata su una relazione di stima e fiducia reciproca. Infatti, come è stato ampiamente dimostrato dai più grandi horseman, soltanto un rapporto di fiducia reciproca genera quella connessione che ci potrà aiutare nella gestione di situazioni di pericolo. Il cavallo che fa del proprio cavaliere un punto di riferimento autorevole, si affiderà a lui anche nelle situazioni più complicate.
  • Non improvvisare e diffidare da chi mette in sella cavalieri inesperti senza prima essere formati sulle basi della psicologia equina e sulla comunicazione applicata in primo luogo da terra, poi da sella.
  • Il cavallo è un’essere vivente senziente e non una macchina, con il quale è necessario un approccio cognitivo mirato alla relazione piuttosto che alla sottomissione.
  • Ogni cavallo è diverso, ha un suo carattere e una sua sensibilità, proprio come noi umani. Chiunque utilizza la pratica della sottomissione ottiene due tipologie di risultato: il cavallo spento, rassegnato e sottomesso e non per questo sicuro; il cavallo ribelle, di difficile gestione, con cui non si riesce a ottenere nessun risultato e che, nella migliore delle ipotesi, ha disarcionato il suo umano. Spesso questi cavalli “ribelli” che non si sottomettono vengono mandati al macello semplicemente perché non si è stati in grado di ascoltarli. Eppure sono probabilmente i cavalli più intelligenti, con cui poter ottenere grandi risultati.

Concludendo

Riproduci video

Avendo avuto come primo cavallo un equino traumatizzato da svariati proprietari, molto intelligente, con un carattere forte e che applicava schemi comportamentali di difese anche alle più piccole richieste (Prima parte del video), ho potuto notare il grande beneficio di un approccio cognitivo relazionale, ottenendo risultati sorprendenti.
Posso garantirti che, se seguito da un insegnante qualificato e competente, il tuo viaggio nell’equitazione naturale ti darà soddisfazioni imparagonabili ad ogni altro tipo di approccio.

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